Strategia di uscita
Nel linguaggio giornalistico, strategia di uscita (in inglese exit strategy; anche exit plan[1]) indica un piano con cui un soggetto, in generale la governance di un Paese, intraprende una serie di azioni per disimpegnarsi da una situazione divenuta politicamente o economicamente insostenibile, limitando il più possibile i danni sia d'immagine che geopolitici potenzialmente derivanti da tale disimpegno.
Benché il termine si riferisca per buona parte dei casi a situazioni politiche, esso si adatta anche all'ambito economico o financo a temi d'attualità (sport, spettacolo) in quei casi in cui sia necessario recedere da propositi ampiamente pubblicizzati limitando le ricadute d'immagine da tale recesso.
Significato
[modifica | modifica wikitesto]Più precisamente, si tratta di una strategia, o una serie di mosse strategiche, che delinei una via d'uscita praticabile, che porti fuori dalle secche o dai rischi in cui si è arenata una condotta precedente: molto spesso, la ricerca di una via d'uscita serve ad allontanarsi da una situazione (politica, economica, militare, ecc.) considerata intricata, insidiosa, imbarazzante o pericolosa, o per salvarsi dal fallimento di azioni precedentemente poste in atto, o, anche, solo per mitigare gli effetti negativi di tali azioni[1].
Esempi di elaborazione di strategie sono frequenti nelle vicende della politica internazionale, specialmente in situazioni che implicano scenari militari pericolosi, con la conseguente assunzione di difficili scelte geopolitiche:
Si parla di exit strategy anche quando l'azione politica si muove su uno scenario diverso, economico o finanziario come, ad esempio, riferendosi all'ideazione di meccanismi assistiti per l'abbandono, in condizioni controllate, della zona euro da parte di paesi membri, o anche, nel 2011, per l'adozione di accorgimenti economici e giuridici per pilotare l'uscita dell'eurozona dalla crisi del debito sovrano:
Aspetti linguistici e origine
[modifica | modifica wikitesto]Da un punto di vista linguistico l'espressione ha origine nella relativa letteratura anglofona ma è così comunemente frequente nell'uso linguistico settoriale italiano a partire dal XX secolo, da essere annoverata come un neologismo: si tratta tecnicamente, di un prestito linguistico, che ricorre in frasi come «elaborare, concordare, individuare una exit strategy". L'espressione italiana, più usata, è dunque da considerarsi un calco linguistico.
Da un punto di vista grammaticale, la polirematica è utilizzata come sostantivo femminile[4], mentre da un punto di vista semantico, può essere considerata un perfetto sinonimo di un'altra espressione anglofona, exit plan[4], entrata anch'essa nell'uso comune[1].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Strategia di uscita, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- ↑ Maurizio Molinari, Obama: "In Iraq guerra finita, ora voltiamo pagina" Archiviato il 19 gennaio 2012 in Internet Archive. La Stampa, 1º settembre 2010
- ↑ Fabio Savelli, Eurobond, la panacea contro la crisi. Se il debito diventa comunitario, Corriere della Sera, 18 agosto 2011
- 1 2 «Exit Strategy», Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia italiana