Bankim Chandra Chatterji

Bankim Chandra Chatterji (Kantalpada, 1838 – Calcutta, 1894) è stato uno scrittore indiano.
Dopo aver lavorato presso un ufficio governativo, raggiunse il successo con i suoi romanzi di stampo cavalleresco, una novità nel contesto culturale dell’epoca, contribuendo in modo significativo alla valorizzazione della cultura bengalese. Fu l’autore del romanzo Anandamath (1882), considerato una delle pietre miliari della letteratura bengalese e indiana moderna, e il compositore del celebre inno Vande Mataram, scritto in un bengalese fortemente Sanscritizzato, nel quale l’India è personificata come una dea madre. Questo inno ispirò profondamente gli attivisti del Movimento per l’Indipendenza indiana.
Chatterji scrisse complessivamente quattordici romanzi e numerosi saggi — seri, satirici, scientifici e critici — divenendo una delle figure più influenti del Rinascimento bengalese. È conosciuto in bengalese con il titolo di Sahitya Samrat.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Chattopadhyay è ampiamente considerato una figura chiave del Rinascimento letterario del Bengala, così come dell’intero subcontinente indiano. Alcune delle sue opere, tra cui romanzi, saggi e commentari, si distaccarono dalla tradizionale letteratura indiana orientata alla poesia e divennero fonte d’ispirazione per autori in tutta l’India.
Bankim Chandra Chattopadhyay nei suoi primi anni
Chattopadhyay nacque nel villaggio di Kanthalpara, nella città di North 24 Parganas, a Naihati, in una famiglia di bramini bengalesi ortodossi, come più giovane di tre fratelli, da Yadav Chandra Chattopadhyay e Durgadebi. I suoi antenati provenivano dal villaggio di Deshmukho, nel distretto di Hooghly. Suo padre, funzionario governativo, divenne in seguito Vice Collettore di Midnapur. Uno dei suoi fratelli, Sanjib Chandra Chattopadhyay, fu anch’egli romanziere e conosciuto per il libro Palamau.
Bankim Chandra e il fratello maggiore frequentarono entrambi la Hooghly Collegiate School (all’epoca Governmental Zilla School), dove Bankim scrisse la sua prima poesia. Studiò poi al Hooghly Mohsin College e successivamente al Presidency College di Kolkata, laureandosi in lettere nel 1859. Frequentò in seguito l’Università di Calcutta e fu uno dei due candidati a superare l’esame finale, diventando tra i primi laureati dell’istituto. Conseguì poi una laurea in legge nel 1869.
Seguendo le orme del padre, Bankim Chandra entrò nel Servizio Esecutivo Subordinato. Nel 1858 fu nominato Vice Magistrato di Jessore, ricoprendo lo stesso tipo di incarico avuto dal padre. Dopo la fusione dei servizi nel 1863, divenne Vice Magistrato e Vice Collettore, fino al pensionamento dal servizio governativo nel 1891. Fu inoltre il primo a ricoprire l’incarico di magistrato della sotto-divisione di Arambag nei suoi primi anni.
Le rovine di un forte a Gar Mandaran furono lo sfondo del romanzo Durgeshnandini, pubblicato nel 1865. Gli anni di servizio furono segnati da numerosi episodi di conflitto con il governo coloniale, ma nel 1894 Chattopadhyay fu nominato Compagno del Most Eminent Order of the Indian Empire (CMEOIE) e nel 1891 ricevette anche il titolo di Rai Bahadur.
Carriera Letteraria
[modifica | modifica wikitesto]Le prime pubblicazioni di Chattopadhyay apparvero sul settimanale Sangbad Prabhakar di Ishwar Chandra Gupta. Iniziò la sua carriera letteraria come poeta prima di dedicarsi alla narrativa. Il suo primo tentativo fu un romanzo in bengalese presentato per un concorso a premi; non vinse e il racconto non fu mai pubblicato.
La sua prima opera di narrativa a essere pubblicata fu il romanzo in inglese Rajmohan's Wife. Durgeshnandini, il suo primo romanzo romantico in bengalese e il primo romanzo mai scritto in questa lingua, fu pubblicato nel 1865. Il suo saggio Shakuntala, Miranda ebong Desdemona (1873) è considerato il primo tentativo di analisi comparativa tra diverse letterature in bengalese ed è studiato approfonditamente nella scuola di letteratura comparata dell’Università di Jadavpur.
Uno dei numerosi romanzi di Chattopadhyay che può essere definito come narrativa storica è Rajsimha (1881, riscritto e ampliato nel 1893).
Anandamath (L’Abbazia della Beatitudine, 1882) è un romanzo politico che descrive un esercito di Sannyasi (asceti indù) in lotta contro le forze britanniche. Il libro invoca la nascita del nazionalismo indiano.
Il romanzo fu anche la fonte del canto Vande Mataram (“Venero la mia Madrepatria, poiché ella è veramente mia madre”), che, musicato da Rabindranath Tagore, venne adottato da molti nazionalisti indiani ed è oggi considerato l’Inno Nazionale. Tuttavia, Chattopadhyay accettò infine che l’Impero britannico non potesse essere sconfitto.
Il romanzo apparve per la prima volta in forma di seriale su Bangadarshan, la rivista letteraria fondata da Chattopadhyay nel 1872. Vande Mataram divenne particolarmente noto durante il movimento Swadeshi, scatenato dal tentativo di Lord Curzon di dividere il Bengala in una parte occidentale a maggioranza indù e una orientale a maggioranza musulmana. Ispirandosi alla tradizione Shakti degli indù bengalesi, Chattopadhyay personificò l’India come una Dea Madre, nota come Bharat Mata, conferendo al canto una connotazione di matrice indù.
Bankim fu particolarmente colpito dal fiorire culturale storico dei Vaishnava Gaudiya dei secoli XIV e XV in Bengala. Il commentario di Chattopadhyay sulla Bhagavad Gita fu pubblicato otto anni dopo la sua morte e conteneva i suoi commenti fino al 19º verso del Capitolo 4.
In un lungo saggio sulla filosofia Sankhya, egli sostiene che il fondamento filosofico centrale della gran parte delle credenze religiose in India, incluso il Buddhismo, risiede nella filosofia Sankhya. Egli criticava questa filosofia nel senso che essa pone eccessivo enfasi sul vairagya personale (rinuncia) piuttosto che sul potere politico e sociale.
Opere
[modifica | modifica wikitesto]Narrativa
- Durgeshnandini (1865)
- Kapalkundala (1866)
- Mrinalini (1869)
- Bishabriksha (1873)
- Indira (1873, revised 1893)
- Jugalanguriya (1874)
- Radharani (1876, enlarged 1893)
- Chandrasekhar (1875)
- Kamalakanter Daptar (1875)
- Rajani (1877)
- Krishnakanter Uil (1878)
- Rajsimha (1882)
- Anandamath (1882)
- Devi Chaudhurani (1884)
- Kamalakanta (1885)
- Sitaram (1887)
- Muchiram Gurer Jivancharita
Commentari Religiosi
- Krishna Charitra (1886)
- Dharmatattva (1888)
- Devatattva (postumo)
- Srimadvagavat Gita (1902,postumo)
Raccolte Poetiche
- Lalita O Manas (1858)
Saggi
- Lok Rahasya (1874 -1888)
- Bijnan Rahasya (1875)
- Bichitra Prabandha, Vol 1 (1876) e Vol 2 (1892)
- Samya (1879)
Opere Tradotte
[modifica | modifica wikitesto]- La figlia del castellano (1865)
- Kapalkundala (1866)
- Anandamath, pubblicato in italia come Il monastero della felicità (1882), contenente l'inno Io saluto la Madre (Bande Maratom, divenuto inno nazionale bengalese)
- Anandamath - Il Monastero della Madre, Independently Published, Amazon, 2025. [1]
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Enciclopedia dei Ragazzi, vol. III, pag. 30, Milano, RCS Rizzoli Libri, 1988
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikisource contiene una pagina in lingua bengali dedicata a Bankim Chandra Chatterji
Wikisource contiene una pagina in lingua inglese dedicata a Bankim Chandra Chatterji
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Bankim Chandra Chatterji
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Chatterji, Bankim Chandra, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Bankim Chandra Chatterjee, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Opere di Bankim Chandra Chatterji / Bankim Chandra Chatterji (altra versione), su MLOL, Horizons Unlimited.
- (EN) Opere di Bankim Chandra Chatterji / Bankim Chandra Chatterji (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Opere riguardanti Bankim Chandra Chatterji, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Bankim Chandra Chatterji, su Goodreads.
- (EN) Spartiti o libretti di Bankim Chandra Chatterji, su International Music Score Library Project, Project Petrucci LLC.
- (EN) Bankim Chandra Chatterji, su IMDb, IMDb.com.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 46770296 · ISNI (EN) 0000 0001 2130 9718 · SBN CUBV012020 · Europeana agent/base/64991 · LCCN (EN) n50083202 · GND (DE) 118675680 · BNE (ES) XX5439839 (data) · BNF (FR) cb11995720g (data) · J9U (EN, HE) 987007279735005171 · NDL (EN, JA) 00661888 |
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