Vai al contenuto

Quicksilver Messenger Service

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Quicksilver Messenger Service
Il gruppo nel 1970: da sinistra Cipollina, Elmore, Hopkins e Freiberg
Paese d'origineStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
GenereRock psichedelico[1]
Country rock[2]
Folk rock[2]
Periodo di attività musicale1965  1972
1975
1987
1996
EtichettaCapitol, Edsel
Album pubblicati21
Studio10
Live8
Raccolte3
Sito ufficiale

I Quicksilver Messenger Service sono stati un gruppo rock statunitense.

Sono considerati (insieme ai Grateful Dead e ai Jefferson Airplane) una delle formazioni più originali e innovative del rock psichedelico di San Francisco degli anni sessanta[2][3][4].

Storia del gruppo

[modifica | modifica wikitesto]
John Cipollina

I Quicksilver Messenger Service si formarono nel clima culturale e musicale della San Francisco della metà degli anni sessanta, originariamente animati dal chitarrista Dino Valenti che aveva radunato attorno a sé un altro chitarrista di estrazione rock, John Cipollina, e il cantante e armonicista Jim Murray. A questo nucleo si unì un altro chitarrista, Gary Duncan, e la formazione fu completata dal bassista David Freiberg e da Greg Elmore alla batteria. Il progetto iniziale fu compromesso dall'arresto, per questioni legate alla droga, di Valenti che rimase in carcere per un anno e mezzo, ma i cinque membri rimasti proseguirono comunque a esibirsi nelle atmosfere psichedeliche della città californiana, spesso affiancando altri gruppi della scena musicale e conquistandosi un buon seguito di ammiratori[1]. Parteciparono fra l'altro alla tre giorni del 4-6 febbraio 1966 assieme ai Jefferson Airplane, e si esibirono in occasione del Monterey Pop Festival, nel giugno dell'anno successivo[5].

Benché tradizionalmente ritenuti come appartenenti – assieme ai Jefferson Airplane e ai Grateful Dead – alla “prima generazione dei gruppi di San Francisco”[6], i Quicksilver non raggiunsero mai la popolarità delle altre due formazioni, in parte anche perché agli inizi della loro carriera si rifiutarono di produrre materiale registrato[1]. Si decisero a incidere il primo album a fine 1967, quando anche Murray aveva abbandonato il gruppo per dedicarsi allo studio del sitar[7]. Il disco d'esordio, Quicksilver Messenger Service, risente delle influenze degli Electric Flag e dello stile chitarristico di Mike Bloomfield, e in generale non rispose alle aspettative del pubblico[8]. Di ben altro calibro Happy Trails, che mostra il duo chitarristico Cipollina-Duncan in forma smagliante; registrato in larga parte al Fillmore East e al Fillmore West, l'album è collocato dalla rivista Rolling Stone al posto 189 della classifica dei 500 migliori album di tutti i tempi[9].

I Quicksilver Messenger Service: in alto Dino Valenti,alla batteria Greg Elmore, alla chitarra Gary Duncan (1972)

Susseguentemente, Duncan abbandonò il gruppo sostituito dal tastierista Nicky Hopkins, e con la nuova formazione venne inciso Shady Grove. Dal 1970 il gruppo andò incontro a vari rimaneggiamenti. Dapprima ritornarono Valenti (dopo una lontananza di tre anni) e Duncan; e la rinnovata formazione registrò Just for Love. Il successivo What About Me vide la presenza di Mark Naftalin al posto di Hopkins. In seguito a lasciare furono Cipollina e Freiberg (quest'ultimo, dopo una detenzione di un anno per possesso di marijuana, sarebbe confluito nei Jefferson Starship). Perciò i Quicksilver Messenger Service dovettero essere integrati dal bassista Mark Ryan e dal tastierista Chuck Steales, e con questa formazione registrarono Quicksilver e Comin' Thru. I due dischi ebbero un riscontro insoddisfacente, e così il quintetto decise di sciogliersi. Nel 1975 Valenti, Duncan ed Elmore si riunirono ed incisero assieme a Skip Olsen al basso e W. Michael Lewis alle tastiere l'album Solid Silver, giudicato monotono e poco rilevante anche se non privo di momenti di ricchezza emotiva[10].

Gary Duncan a due riprese cercò di ridare vita ai Quicksilver: la prima volta nel 1987, con la produzione dell'album Peace by Piece, e a metà degli anni novanta (dopo la morte di Cipollina e Valenti), quando venne messo in commercio Shape Shifter, ma in entrambi i casi senza grande fortuna[7].

Stile musicale

[modifica | modifica wikitesto]

Dino Valenti, cantante e compositore cresciuto nella scena folk di San Francisco, a metà degli anni sessanta sterzò in direzione del rock e mise insieme una formazione che interpretasse la propria svolta[1]. Pur giungendo sul mercato discografico in ritardo rispetto ad altri gruppi californiani loro contemporanei, già nel primo album i Quicksilver Messenger Service mostrarono di saper spaziare dal country all’easy listening fino al rock psichedelico. Il country e in misura massiccia la psichedelia costituirono il tessuto sonoro del loro disco più importante, Happy Trails[2], in cui avrebbero fatto la loro comparsa ingredienti a metà fra rock e jazz[11]. Nel successivo Shady Grove, sulla scia dei Grateful Dead avvenne il passaggio al country rock, ma il disco vede la presenza di altre tracce di matrice blues. A seguire, con il ritorno di Valenti la formazione si volse al folk psichedelico, e in qualche altra traccia successiva il gruppo si richiamò a un rock blues vigoroso tipico dei Cream, e in seguito al pop. In Comin' Thru del 1972 l’aggiunta della sezione dei fiati in alcuni brani crea atmosfere rhythm and blues che si avvicinano al funk[2].

Con l'esclusione di Dino Valenti, i membri della formazione originale erano:

  • John Cipollina (chitarra),
  • Gary Duncan (chitarra, voce),
  • David Freiberg (basso, voce e viola),
  • Greg Elmore (batteria),
  • Jim Murray (voce, chitarra e armonica).

Album in studio

[modifica | modifica wikitesto]
  1. 1 2 3 4 (EN) William Ruhlmann, Quicksilver Messenger Service - Artist Biography, su allmusic.com, Allmusic. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  2. 1 2 3 4 5 Marco Donato, Quicksilver Messenger Service, su ondarock.it, Ondarock. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  3. Piero Scaruffi, Quicksilver, su scaruffi.com, The History of Rock Music. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  4. Valerio D'Onofrio, Valeria Ferro e Antonio Silvestri, Psych-rock in the Usa. Un sogno lisergico a stelle e strisce, su ondarock.it.
  5. (EN) Ralph J. Gleason, The Jefferson Airplane and the San Francisco Sound, Ballantine Books Inc., New York 1969, pagg. 24 e 44.
  6. (EN) Ralph J. Gleason, The Jefferson Airplane and the San Francisco Sound, Ballantine Books Inc., New York 1969, pag. 77.
  7. 1 2 (EN) Quicksilver Messenger Service - Biography, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 21 agosto 2011 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2017).
  8. (EN) Barry Gifford, Quicksilver Messenger Service, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 21 agosto 2011.
  9. (EN) 500 Greatest Albums of All Time, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 23 gennaio 2013.
  10. (EN) Charley Walters, Solid Silver, su rollingstone.com, Rolling Stone. URL consultato il 21 agosto 2011.
  11. Quicksilver Messenger Service - Happy Trails, su metallized.it, metallized. URL consultato il 16 ottobre 2016.
  • Nick Logan e Bob Woffinden, Enciclopedia del rock, Milano, Fratelli Fabbri Editore, 1977.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 152667504 · ISNI (EN) 0000 0001 2187 4119 · LCCN (EN) n91073134
  Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock