Samarra
| Città archeologica di Samarra | |
|---|---|
| Tipo | Culturali |
| Criterio | (ii) (iii) (iv) |
| Pericolo | 2007-oggi |
| Riconosciuto dal | 2007 |
| Scheda UNESCO | (EN) Samarra Archaeological City (FR) Ville archéologique de Samarra |
Samarra (in arabo سامرّاء?, Sāmarrā') è un'antica città dell'Iraq. Si trova sulla riva orientale del Tigri nel Governatorato di Saladino, 125 chilometri a nord di Baghdad. La moderna città di Samarra fu fondata nell'836 dal califfo abbaside al-Mu'tasim come nuova capitale amministrativa e base militare.[1] Durante la guerra civile irachena (2006-2008), Samarra era nel "triangolo sunnita" della resistenza.
Il sito archeologico di Samarra, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio degli sciiti, conserva ancora gran parte della pianta originale della città storica, dell'architettura, delle rovine artistiche.[2] Nel 2007 l'UNESCO l'ha dichiarata Patrimonio dell'Umanità.[3]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il sito è antichissimo. Sāmarrā era una volta una delle più grandi città della Mesopotamia fondata dai Sasanidi. Gli scavi archeologici, condotti dall'architetto francese Henri Viollet, fra il 1907 e il 1909, e da Ernst Herzfeld in due fasi, nel 1911 e nel 1913, hanno attestato fin dal 5500 a.C. la produzione di ceramiche con coppe larghe ed aperte con decorazioni molto eleganti e la comparsa delle prime conoscenze metallurgiche (rame).

Nel 690 a.C. il re assiro Sennacherib vi costruì una fortezza; la città era a quel tempo chiamata Sur-marrati, un nome di origine aramaica (il nome storico è Surra Man Ra'a, che significa "Deliziato, chi li ha visti"). Fu costruita nell'836 dall'ottavo califfo degli Abbasidi, al-Muʿtaṣim,[4] per i suoi soldati turkmeni,[5][6] durante il suo periodo di nove anni di califfato, e fu la sede del governo dell'Impero Abbaside dall'836 all'892, quando al-Muʿtadid spostò la capitale a Baghdad. La costruzione della nuova capitale coinvolse migliaia di artigiani e i costi delle pure strutture dei palazzi e degli ornamenti esterni assommarono, a dire di Yāqūt, a circa 204 milioni di dīnār: una cifra sbalorditiva anche per le ricche casse dello Stato abbaside. Anche il patriarca nestoriano Sargis (860-72) spostò la sede patriarcale della Chiesa d'Oriente da Baghdad a Samarra.
Dopo che il califfo al-Muʿtaḍid decise di tornare a Baghdād,[7] la città fu in seguito devastata dai Mongoli, perse metà dei suoi abitanti, e sopravvisse solo grazie ai pellegrini sciiti.
In particolare sotto il califfo al-Mutawakkil, la città fu una delle più sontuose metropoli dell'intero emisfero boreale e ospitò la più vasta moschea che il mondo islamico abbia mai conosciuto, chiamata la Grande Moschea del Venerdì. Ricoperta da maioliche smaltate, fiancheggiata da 44 torri, era circondata da mura larghe 260 metri per 160. Di essa rimangono oggi le sole mura esterne che hanno uno spessore di circa 3 metri e il gigantesco minareto, detto Malwiyya ovvero la spirale, splendida metafora architettonica per indicare la forma a spirale ispirata alla ziggurat mesopotamica. Il diametro alla base è di 33 metri e si restringe a mano a mano che si sale verso i 52 metri di altezza. La tradizione vuole che, quando fu ultimata, il califfo salì sulla sommità in groppa ad un asino bianco.
Al minareto di Sāmarrāʾ è ispirato quello della moschea di Ibn Ṭūlūn al Cairo. In prossimità del corso del fiume Tigri, sorgeva il palazzo del Jawsaq al-Khāqānī (il Palazzo di Khāqān),[9]: residenza del califfo, di cui rimangono solo tre grandi porte.

A Samarra si trova anche la moschea al-'Askari uno dei siti più sacri per gli sciiti, dove sono custodite le tombe di due dei 12 Imam più venerati dagli sciiti duodecimani, ʿAli al-Hādī e il figlio di questi Hasan al-ʿAskarī, detto "l'integerrimo", morto nell'873. Per visitare il luogo in cui riposano le loro spoglie, i fedeli vi si recano in pellegrinaggio da tutto il mondo.
Nel XVIII secolo, ebbe luogo una delle battaglie più violente della guerra ottomano-persiana del 1730-1735, la battaglia di Samarra: oltre 50.000 turchi e persiani rimasero uccisi. Lo scontro decise il destino dell'Iraq ottomano e lo tenne sotto la sovranità di Istanbul fino alla prima guerra mondiale.
Durante gli anni '50, Samarra acquisì nuova importanza quando fu creato un lago permanente, il lago Tharthar, attraverso la costruzione della diga di Samarra, realizzata per prevenire le frequenti inondazioni di Baghdad. Molte persone locali furono sfollate a causa della diga.
Dal 1911 al 1913, l'orientalista tedesco, archeologo e ricercatore di iscrizioni Ernst Herzfeld e lo storico dell'arte tedesco Friedrich Sarre condussero ricerche a Samarra e vi trovarono ceramiche dipinte di 8000 anni (VI millennio a.C.), la cosiddetta ceramica di Samarra. Parte dei reperti archeologici della spedizione tedesca si trovano ora nel Museo di Arte Islamica di Berlino.
Altri oggetti provenienti dagli scavi si trovano al British Museum, al Victoria and Albert Museum, al Museo di Arte Islamica del Cairo, alla collezione dell'Istituto Archeologico Francese di Damasco, al Museo di Arti Applicate di Copenaghen, al Louvre di Parigi, al Museo di Belle Arti di Boston, al Metropolitan Museum of Art di New York, il Museo d'Arte dell'Università del Michigan e il Museo d'Arte di Cleveland.[10] Tutti i rapporti di scavo, i disegni e le fotografie sono ora negli archivi della Freer Gallery di Washington, DC.


Samarra è una città chiave nel Governatorato di Saladino, una parte importante del cosiddetto Triangolo sunnita dove gli insorti erano attivi durante la guerra in Iraq.[11] Sebbene Samarra sia famosa per i suoi luoghi sacri sciiti, tra cui le tombe di diversi imam sciiti, la città è stata tradizionalmente, e fino a poco tempo fa, dominata da arabi sunniti. Le tensioni sono sorte tra sunniti e sciiti durante la guerra in Iraq. Il 22 febbraio 2006, la cupola della moschea di al-Askari, ricoperta da 62 lastre d'oro, venne bombardata e gravemente danneggiata[12][13] da Al-Qaeda, scatenando un periodo di rivolte e attacchi di rappresaglia in tutto il paese che hanno causato centinaia di vittime. Nessuna organizzazione comunque rivendicò la responsabilità dell'attentato. Il 13 giugno 2007, gli insorti sunniti attaccarono nuovamente la moschea e distrussero i due minareti che fiancheggiavano le rovine della cupola.[14][15][16] Il 12 luglio 2007 la torre dell'orologio fu fatta saltare in aria. Non furono segnalate vittime. Il religioso sciita Muqtada al-Sadr convocò manifestazioni pacifiche e tre giorni di lutto.[17] Dichiarò di ritenere che nessun arabo sunnita potesse esserci dietro l'attacco, anche se secondo il New York Times gli aggressori furono probabilmente militanti sunniti legati ad Al-Qaeda.[18] Il complesso della moschea era stato chiuso già dopo l'attentato del 2006 e all'epoca la polizia irachena aveva imposto un coprifuoco a tempo indeterminato sulla città.[19][20] Nel 2009, la moschea ha riaperto mentre erano in corso i restauri.[21]
Dalla fine della guerra civile irachena nel 2007, la popolazione sciita della città santa è aumentata in modo esponenziale. Tuttavia, la violenza è continuata, con attentati dinamitardi avvenuti nel 2011 e nel 2013. Nel giugno 2014, la città è stata attaccata dallo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL) come parte della loro offensiva nel nord dell'Iraq. Le forze dell'ISIS hanno militarmente occupato l'edificio del municipio e l'università, ma sono state successivamente respinte dall'esercito iracheno e dalle forze SWAT dopo aver preso la città e averla tenuta per due giorni.[22] Il vicino Mausoleo dell'Imam Dur, uno storico mausoleo dedicato a Muslim ibn Quraysh, un sovrano sciita, è stato distrutto dall'ISIS nel 2014.[23]
Samarra è assediata dal 2014 dall'organizzazione terroristica Stato islamico, il cui leader Abu Bakr al-Baghdadi è nato a Samarra. Tuttavia, diversi tentativi di penetrare nella città fallirono a causa della resistenza dell'esercito iracheno. A volte ci sono stati attacchi terroristici devastanti.[24]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Alastair E. Northedge, Kate Fleet, Gudrun Krämer, Denis Matringe, John Nawas e Everett Rowson, Encyclopaedia of Islam, Three. ʿAbbāsid art and architecture, Brill, 2012, ISBN 9789004161658.
- ↑ (EN) Samarra Archaeological City, in UNESCO World Heritage Centre. URL consultato il 24 aprile 2023.
- ↑ (EN) Unesco names World Heritage sites, in BBC News, 28 giugno 2007. URL consultato il 23 maggio 2010.
- ↑ (DE) Maria Vittoria Fontana, Frühislamische Kunst in: Wilfried Seipel, 7000 Jahre persische Kunst. Meisterwerke aus dem Iranischen Nationalmuseum in Teheran: Eine Ausstellung des Kunsthistorischen Museums Wien und des Iranischen Nationalmuseums in Teheran, Wien, Kunsthistorisches Museum, 2001, pp. 296–325.
- ↑ (TR) Orta Doğu'da kurulan ilk Türk şehri: Samarra, su Fikriyat Gazetesi. URL consultato il 17 giugno 2022.
- ↑ (EN) Sussan Babaie, Slaves of the Shah, New York, I.B.Tauris & Co Ltd, 2004, pp. 4-5, ISBN 1-86064-721-9.
- ↑ (DE) Markus Hattstein e Peter Delius, Islam Kunst und Architektur, Könemann, 2005, p. 102, ISBN 9783833161032.
- ↑ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo musulmano (VII-XVI secolo), I. Il Vicino oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 217.
- ↑ Così chiamato in onore ad Abū l-Fath Khāqān b. ʿUrtūj, che possedeva i 175 ettari circa che circondavano la reggia califfale.[8]
- ↑ (DE) Das Schicksal der Funde aus Samarra, su samarrafinds.info.
- ↑ (EN) Sahar Bazzaz, Yota Batsaki e Dimiter Angelov, Imperial Geographies in Byzantine and Ottoman Space. Chapter: The Discursive Mapping of Sectarianism in Iraq: The “Sunni Triangle” in the Pages of The New York Times, Washington, DC, Center for Hellenic Studies, 2013.
- ↑ (FR) Affrontements entre chiites et sunnites en Irak après l'attaque du mausolée de Samarra, in Le Monde, 22 febbraio 2006.
- ↑ (FR) Emeutes après la destruction d'une mosquée, in L'Obs, 22 febbraio 2006.
- ↑ (EN) Thomas E. Ricks, The Gamble: General Petraeus and the American Military Adventure in Iraq, Penguin Publishing Group, 2010, p. 228, ISBN 978-1-101-19206-1.
- ↑ (FR) Le mausolée de Samarra visé par un attentat, in RFI, 13 giugno 2007.
- ↑ (FR) Attentat contre la mosquée d'Or chiite de Samarra, in L'Express, 13 giugno 2007.
- ↑ (EN) Explosion Topples Minarets At Iraqi Shi'ite Shrine, in RadioFreeEurope/RadioLiberty, 13 giugno 2007. URL consultato il 22 agosto 2015.
- ↑ John F. Burns e Jon Elsen, Several Mosques Attacked, but Iraq Is Mostly Calm, in The New York Times, 14 giugno 2007. URL consultato il 22 agosto 2015.
- ↑ (EN) Qassim Abdul-Zahra, Iraqi police say famous shrine attacked, in Associated Press, 13 giugno 2007.
- ↑ (EN) Blast hits key Iraq Shia shrine, in BBC, 13 giugno 2007. URL consultato il 21 aprile 2012.
- ↑ (EN) Martin Chulov, Bombed Iraq shrine reopens to visitors, in The Guardian, 16 aprile 2009. URL consultato il 26 settembre 2023.
- ↑ (EN) Ghazwan Hassan, Iraq dislodges insurgents from city of Samarra with airstrikes, in Reuters, 5 giugno 2014. URL consultato il 27 giugno 2014.
- ↑ (EN) Qubba Imam al-Dur, su archnet.org. URL consultato il 14 aprile 2023.
- ↑ (DE) Heilige Schiiten-Stadt in Gefahr: Iraks Armee wehrt IS-Angriff ab, su n-tv.de, 8 gennaio 2015. URL consultato il 10 febbraio 2024.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
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